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L’elezione di Paoluccio Anafesto
 

L’origine dei Veneti (progenitori dei Veneziani moderni) è stata oggetto di molte ipotesi: dai Sàrmati del Mar Baltico, dai Gauli armonici o dagli Eneti che, ipotesi più probabile, dopo la distruzione di Troia, si stabilirono sulle rive dell’Adriatico.
Per molto tempo, conservarono la loro indipendenza, per passare, poi, sotto l’influenza dei Romani.

Dopo la caduta dell’Impero Romano, ed il trasferimento della capitale a Bisanzio, i confini a Nord, ed i Veneti principalmente, si ritrovarono senza difesa dalle irruzioni dei popoli barbarici.
Così, per oltre 2 secoli, il Veneto divenne preda di una serie di invasori: Alarico, con i suoi Goti, poi Radagasio, alla guida di Unni, Sàrmati, Goti, Alani e Vandali, precedette Attila che saccheggiò Aquileia, Opitergio, Giulia-Concordia, Altino, Padova, Treviso e Vicenza. Seguirono gli Eruli e poi i Franchi. Infine i rozzi ed aggressivi Longobardi, condotti da Alboino, che vennero in Italia con la ferma intenzione di restarci.
Le isole della laguna, nascoste e protette da mari e paludi, apparvero agli occhi di tutti, come oasi di perfetta tranquillità. Qui le popolazioni, per sfuggire ai barbari, cercarono rifugio; e qui, nell’isola di Melidissa, approdarono gli Opitergini, guidati dal loro vescovo Magno, nel 638.

 
Abitanti di ogni classe, ricchi e poveri, con alla testa i magistrati, i nobili ed il clero, abbandonarono le loro città minacciate e ripararono nelle isole più vicine, trasportando tutto ciò che poterono salvare dal saccheggio.
Accanto a Grado, divenuta capitale religiosa, e Torcello, nacquero così nuove città, come Eraclea (Città Nuova), come Metamauco (Malamocco), o come Equilio (Jesolo).
Ciascuna città, aveva magistrati popolari, eletti per un solo anno dall’Assemblea Generale degli abitanti, incaricati di vigilare agli interessi della comunità.
Nelle occasioni più importanti e decisive erano invece gli abitanti di tutte le isole che si adunavano in un’assemblea nella quale risiedeva la vera sovranità nazionale.

Questo stato di democrazia pura, durò finchè l’aumento della popolazione, le ostilità esterne ed il sorgere di rivalità interne, e le diversità di interessi tra Eraclea, fedele a Bisanzio, e Jesolo, filo Longobarda, fecero capire la necessità di cambiare.
Fu così che Cristoforo, Patriarca di Grado, fedele custode della libertà veneta, nell’anno 697, riunì in Eraclea l’assemblea di tutti i cittadini venetici.

 

Nell’incontro venne esposto con chiarezza ed acume lo stato delle relazioni con i popoli vicini, ognuno dei quali nutriva motivi per occupare la laguna, ma si constatò anche che la vera minaccia non derivava dalla forza altrui, bensì dalla debolezza interna ed era quindi necessario razionalizzare la catena di comando.
Da ciò nacque l’idea del duca (o Doge), un’ipotesi caldeggiata da Bisanzio che così vedeva mettere un po’ d’ordine tra le città lagunari.
Si sarebbe trattato di un Duca, appunto, e non Re, quindi nessuna dignità regale, ma solo un grado militare, il potere rimaneva nelle mani delle Assemblee. Eraclea vide il compimento di una grande rivoluzione: la trasformazione dei Tribuni Temporali, con cariche annuali, in un Doge a vita.
Venne scelto Paoluccio Anafesto, “uomo esperto ed illustre”, a lui, ed ai suoi successori vennero attribuiti i seguenti poteri: sovrintendere alla difesa generale, vegliare sul mantenimento dell’ordine, convocare le assemblee, amministrazione della giustizia moderazione, nomina dei preposti agli affari di stato, autorizzazione sinodi ecclesiastici nei territori dello stato, imporre decime, gabelle, angherie, censi e tributi.
Molta acqua è passata da allora sotto i ponti: nel 742 il governo si trasferì da Eraclea a Malamocco per poi insediarsi in maniera definitiva a Rialto nel 811.

Questi accadimenti sono stati alla base di una delle più esaltanti avventure politiche dell’intera umanità: uno stato che durò ininterrottamente fino all’arrivo in Padania di un giovane generale còrso, Napoleone, che sancì l’esaurimento delle energie politiche veneziane. Furono oltre 1000 anni di sviluppo continuo: ancora oggi è difficile capire la vastità del territorio che essa raggiunse a controllare direttamente o indirettamente. Ebbene, se alla nascita di tanta grandezza, Eraclea ha avuto parte attiva, beh… concedeteci di esserne orgogliosi!

 




 


 

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